STUDIO GALLUS

COORDINATORE ARCH.G.B. GALLUS

 

 LA STORIA DI CASTELSARDO

LA ROCCA, IL CASTELLO. Castelsardo è situata su un promontorio roccioso che domina la costa settentrionale della Sardegna posta di fronte alla Corsica.

A chi vi arriva percorrendo la strada statale che la collega con Sassari, superata la frazione di Lu Bagnu, si presenta un magnifico colpo d’occhio. In posizione dominante sul piccolo porto e sulla spiaggia, l’abitato conserva infatti pressoché intatta l’antica fisionomia datagli dai bastioni medioevali che ancor oggi circondano il nucleo più antico: solo recentemente si è verificata una disordinata espansione edilizia, in particolare verso la Pianedda, vecchio borgo di pescatori, che ha però lasciata integra, grazie alla sua posizione, la parte più antica e caratteristica.

L’atmosfera che ricorda il suo passato di piazzaforte la si ritrova inerpicandosi verso le antiche mura e poi su per i vicoli in gran parte selciati nella seconda metà del Settecento in occasione della visita del viceré Des Hayes. Nelle stradine strette e scoscese, dove ancor oggi non è raro vedere, sulle porte delle abitazioni, donne che intrecciano i caratteristici cestini, è tutto il fascino dell’antico centro dell’Anglona abbarbicato intorno al castello dei Doria.

Ed il castello, proprio nel punto più alto del promontorio, con la struttura praticamente inalterata attraverso i secoli, offre dalle sue terrazze un panorama bellissimo: nelle giornate limpide lo sguardo spazia su gran parte della costa settentrionale sarda e sull’isola dell’Asinara e la Corsica meridionale che chiudono le Bocche di Bonifacio.

Appunto le fortificazioni sono tra i resti storici più notevoli della cittadina, insieme alla chiesa parrocchiale intitolata a S. Antonio Abate, dove venne traslata agli inizi del Cinquecento la cattedra vescovile d’Ampurias. La chiesa, in cui è situato un interessante archivio capitolare, va soprattutto ricordata perché conserva quattro tavole appartenenti ad un grandioso polittico di ignoto Maestro che appunto da Castelsardo prende il nome. Si tratta di dipinti databili tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento che, secondo gli studiosi più accreditati, sono opera di un artista di origine spagnola che lavorò nell’isola lasciando di sé tracce particolarmente interessanti, ma non il nome.

 

LE ORIGINI, CASTELGENOVESE. Il territorio di Castelsardo conserva interessanti resti delle diverse opere storiche: per tutti basti ricordare le domus de janas scavate nella caratteristica roccia tafonata detta dell’Elefante lungo la strada per Sedini, vari nuraghi e avanzi del periodo romano in località Frigiano, ancora ben visibili nel secolo scorso; infine, in una vallata interna a qualche chilometro dal mare, la chiesa romanica di Tergu, costruita agli inizi dell’XI secolo e, fino alla decadenza tardomedioevale, considerata la più importante abbazia benedettina della Sardegna.

Fondata, secondo il Fara, dai Doria nel 1102 col nome di Castelgenovese, la cittadina fu, grazie alla sua importanza strategica di cui rimangono varie testimonianze nei documenti dell’epoca, uno dei capisaldi della potente famiglia ligure nell’isola. Del suo periodo più importante, oltre il castello e gran parte delle altre fortificazioni, si conservano ancora articoli dello S2tatuto signorile ed i Capitoli per il porto. Dalla loro lettura, particolarmente interessante in questi ultimi perché si tratta dell’unico ordinamento del genere a noi pervenuto insieme a quello cagliaritano, è possibile ricostruire non solo il funzionamento del commercio marittimo e terrestre che riguardava il centro, ma anche gli istituti e gli uffici che vi sovrintendevano, insieme ad importanti momenti della vita economica e sociale.

CASTELLARAGONESE. Ai Doria appartenne fino al 1448, testimone di assedi e di lotte spesso cruente all’interno della stessa famiglia dominante. In quell’anno essa fu definitivamente conquistata dagli Aragonesi ed entrò a far parte dei possedimenti della corona come una delle sette città demaniali esistenti in Sardegna. Grazie a questo suo particolare stato fu immune dalla giurisdizione feudale e godette di vari privilegi tra cui quello di inviare propri rappresentanti al Parlamento sardo. Mutato con l’avvento degli iberici il suo nome in quello di Castel Aragonese, divenne agli inizi del Cinquecento sede vescovile della diocesi di Ampurias unita aeque principaliter a quella di Civita nel 1506.

Benché conservasse anche nell’età moderna quel ruolo di piazzaforte per cui era stata fondata, la cittadina dell’Anglona non registrò più alcun episodio guerresco sotto le sue antiche mura, a parte la resistenza opposta nel 1527 alla flotta di Andrea Doria ed alle truppe francesi di Renzo Orsini.

Le carte spagnole e poi piemontesi che si occupano delle sue fortificazioni, le descivono come praticamente inalterate dal periodo medioevale e sempre più bisognose di cure e di un armamento migliore, ormai superate dalle innovazioni delle moderne tecniche di architettura militare e dall’invenzione di sempre più perfezionate armi da fuoco.

Per gran parte dell’età moderna la cronaca della città registra episodi del tutto simili a quelli di tanti altri centri isolani: carestie, epidemie, Te deum di ringraziamento per feste delle famiglie regnanti e per gli scampati pericoli, mentre i barbareschi che flottavano numerosi intorno alle coste sarde furono sempre tenuti a debita distanza dalla mole dell’antico castello e si allontanarono definitivamente dalle sue acque dopo la sconfitta subita presso l’Isola Rossa nel 1764 ad opera delle navi dei Cavalieri di Malta.

 

CASTELSARDO. Con il perfezionarsi dell’apparato statale piemontese la cittadina (che dal 1767 mutò definitivamente il suo nome in quello di Castelsardo) dominata dall’autorità ecclesiastica del vescovo e da quella laica del castellano e poi del governatore, si arricchì di vari uffici tra cui la Tappa dell’insinuazione (vero ufficio del registro), la giunta diocesana che sovrintendeva all’agricoltura ed alla cura dei monti di soccorso di tutta l’Anglona e, per quanto riguarda il settore ecclesiastico, di un seminario istituito nel 1760.

Perso definitivamente intorno alla metà dell’Ottocento l’ormai anacronistico titolo di piazzaforte che condivideva con Cagliari ed Alghero, i viaggiatori che la visitarono, in particolare il Valery, il Lamarmora e l’Angius, furono piuttosto colpiti dalla visione di complessivo sfacelo delle mura e del borgo che dalla bellezza della sua posizione. Così essi posero in rilievo, tra l’altro, la terra funzione esercitata come luogo di pena che le valse, nel Settecento, un accorato accenno nella poesia di un ecclesiastico gallurese ivi esiliato.

Come già accennato il castello venne eretto nel punto più alto della collina rocciosa, in modo da controllare il territtorio ed il borgo sottostante.

  I punti fortificati vennero chiamati “Bastioni” anche se in realtà si potevano configurare in semplici batterie, salvo quelle affaciantesi sul mare sul versante Nord denominati Bastioni Manganello. Ad Est insistono i Bastioni Bellavista e a Sud Est quelli denominati della Loggetta.

  Esisteva anche un accesso dal mare nella cala denominata “Lu Grannaddu”, chiamato nel XV secolo “MANDRACHO DEL SOCCORRO” che consentiva l’afflusso dei rifornimenti che da Genova arrivavano nel borgo durante gli assedi.

  Dal “Mandracho” una ripida scala in parte incassata tra le mura e intercalata da travi lignee permetteva la salita verso la città.

  Al contrario delle altre città marinare fortificate le mura di cinta non subirono evidenti trasformazioni o riperimetrazioni, in parte dovuto alla morfologia della rocca, per cui l’attuale perimetrazione risulta essere quella originaria.

  Per quanto concerne il numero delle torri non sono rimasti documenti certi né oggi sarebbe possibile una ricostruzione certa.

  Secondo le testimonianze dell’Angius datate prima metà del 1800, delle antiche torri, che a diversa distanza tagliavano la cinta, ne restavano ancora due presso il castello, verso scirocco, e cinque lungo il mare; le altre crollate, non erano state più ricostruite.

  Il centro di Castelsardo, come si può leggere nelle carte disegnate nel 1625 (rinvenute nell’Archivio Generale di Simacas) si può osservare come il borgo e le mura non abbiano subito modificazioni sostanziali dal suo impianto originario in quanto  oggi pressocchè uguale.

  Anche la visita dei signori aragonesi avvenuta tra il 1551 e il 1556 non apportò modifiche alle fortificazioni in quanto, presumibilmente, come già accennato,  erette sulla rocca a strapiombo.

  Dalla relazione del Vivas del 1625 la città conta poco più di trecentocinquanta case che occupano soltanto la metà del recinto fortificato.

  Fino al 1700 la storia della città è caratterizzata da una serie di carestie ed epidemie, comune a quella di altri centri dell’Isola, che causarono il dimezzamento della popolazione e contribuirono a relegare Castel Aragonese ad un ruolo sempre più marginale.

  Con il passaggio dell’isola alla casa dei Savoia, avvenuto nel 1720, vennero emanate nuove leggi, riaperti e migliorati i rapporti commerciali.

  Castel Aragonese, vista la sua posizione, restava oggetto di scorrerie dei Barbareschi, che abbondavano nei mari del golfo dell’Asinara.

A seguito della sconfitta subita presso l’Isola Rossa del 1764 questi vennero allontanati definitivamente.

  Nel 1767 Carlo Emanuele III faceva grazia al municipio di apportare allo stemma civico le armi della Real Casa e nel 1769 fissava a questa città il nome di Castelsardo.

  Durante il regno di Vittorio Emanuele II, nel 1861, Castelsardo insieme ad Alghero e Cagliari fu cancellata dall’elenco delle piazzeforti del regno.

  Finito il regime difensivo Castelsardo iniziò l’espansione oltre le mura.

Il complesso murario del castello, delle torri e della cinta è realizzato principalmente in pietrame scapolo, di pezzatura varia, di natura trachitica e basaltica con spessori che arrivano a due metri di profondità in corrispondenza dei bastioni a mare.

Attualmente, salvo alcune parti restaurate, presenta fenomeni diffusi di degrado dovuti principalmente, oltre alla mancanza di manutenzione periodica, all’azione combinata degli agenti atmosferici( vento, acqua, salsedine).

Tali fenomeni risultano essere più accentuati nel versante Sud Est in quanto esposti alla forza del Maestrale.

L’erosione di alcune parti è accentuata da fenomeni di dissesto causati da crolli dell’apparato fondale.

Le parti della cinta muraria oggetto di studio e di intervento riguardano il versante Sud - Est che dal castello (sala 11) arriva sino alla piazza S.Maria.

Queste parti, come già detto, esposte al vento dominante di mestro, presentano fenomeni gravi di degrado sia nella parte corticale, con distacchi di intonaco, alveolazioni più o meno profonde, che nella parte strutturale. Sono evidenti in alcuni tratti fratture profonde e piccoli cedimenti.

La cortina muraria in esame fonda strutturalmente sul costone più elevato della rocca, a strapiombo sul versante esterno, che va degradando verso la piazza S. Maria seguendo la morfologia del sedime.

All’interno del recinto si trovano dei terrapieni a piani sfalsati di geometria trapezia.

E’ ancora evidente ed in parte percorribile, in alcuni tratti, il camminamento di guardia.

A circa metà percorso si insedia tra la cinta una torretta circolare con copertura a cupola ribassata. Anche questa presenta gravi fenomeni di degrado e di dissesto statico.

Intorno alla base della torretta sono ancora evidenti alcuni gradini ad andamento curvilineo che servono di collegamento al terrapieno sottostante. Da quest’ultimo si accede all’ultimo tratto della cinta muraria che va a confluire sulla piazza S. Maria.

La fine del percorso è delimitato da un allargamento della compagine muraria che va ad incastrarsi sul fabbricato del ex convento dei Francescani. Nel tratto suddetto è evidente il camminamento di guardia.

Il progetto prevede oltre il restauro conservativo dell’apparato murario descritto l’intervento di restauro della piazza S. Maria con la realizzazione all’interno del suo perimetro di una gradinata funzionale sia all’evento storico dell’”Lunnisanti” che ad un uso polivalente non esclusivamente liturgico. Oltre all’ubicazione della gradinata è prevista la rimozione della pavimentazione esterna, di recente collocazione, in quanto al di sotto si presume sia stata posta in opera sopra la pavimentazione originaria; il restauro della sottostante, la realizzazione dell’impianto di illuminazione.

La piazza S. Maria è delimitata a Sud dai terrapieni degradanti dal castello, a Sud Est dalla cinta muraria, a Nord  dal ex Convento di San Martino al quale è annessa la chiesa di Santa Maria delle Grazie.

Il fabbricato dell’ex convento francescano (fondato nel 1376) presenta evidenti fenomeni di degrado. La chiesa si presenta in discrete condizioni in quanto è stata oggetto di un intervento di restauro recente.

La chiesa non presenta una vera facciata sulla piazza ma una serie di ampie arcate di pietra calcarea e trachitica. Si ipotizza che l’ingresso principale fosse su uno dei lati, attualmente occultato dai fabbricati adiacenti.

 All’interno sono evidenti trasformazioni subite nel corso dei secoli. La sua geometria irregolare potrebbe essere anche determinata dalla morfologia e natura del terreno.

In una delle cappelle della chiesa si conserva un bellissimo crocefisso ligneo del 1300, chiamato dai castellanesi “LU CRISTU NIEDDU”.

La chiesa di Santa Maria era un luogo sacro privilegiato in cui si compivano uno degli atti più importanti della vita Civica: il giuramento dei nuovi magistrati, eletti a reggere le sorti del comune.

Come storicamente anche oggi la chiesa è la sede delle confraternite ed il luogo da cui parte e ritorna la processione di “LUNNISANTI” che si celebra il lunedì prima di Pasqua.

Il  progetto di recupero della cinta muraria in esame e di recupero e valorizzazione della piazza S. Maria, fa parte di un  percorso progettuale complessivo che la Città Regia di Castelsardo presenta all’interno dell’itinerario delle sette città regie. Tali lavori sono una parte del percorso indirizzato a valorizzare alcuni ambiti storici della città creando un’accessibilità e fruibilità degli stessi.

Nello specifico i lavori comprendono: