STUDIO GALLUS

COORDINATORE ARCH.G.B. GALLUS

 

LA STORIA DELLE SETTE CITTA' REGIE

 

Dalla relazione del Generale del Regno di Sardegna Gen. Montillo Carrillo, redatta nel 1611, si evidenzia che le 2 Città Reali 2, considerati municipi autonomi, cioè città non sottoposte a regime feudale ma direttamente alle giurisdizioni regie, erano: Cagliari, Iglesias, Oristano, Bosa, Alghero, Sassari e Castellaragonese.

Queste città rivestivano una notevole importanza economica di tipo mercantile ed artigianale o, come nel caso di Castellaragonese, importanza strategica.

Nel periodo Aragonese sia nell’agro sia nelle città vi fu il rispetto delle consuetudini ed usi locali che, nel cosro della storia, vennero mediate con le esigenze aragonesi.

Le Amministrazioni municipali erano rette da “ Vicari e Podestà “ secondo il modello di Barcellona, che prevedeva un Consiglio Civico composto da cinquanta giurati con a capo cinque consiglieri.

Le città regie vennero dotati di statuti che regolavano la vita politica ed economica. In origine il riconoscimento Regio venne dato a tre città : Cagliari, Iglesias e Sassari.

LE CITTA’.

Cagliari. Lo statuto cagliaritano del 1327 comprendeva anche le appendici di Villanova, Stampace e Lapòla (Marina). Qui vivevano i sardi e gli stranieri, entrambi esclusi dall’amministrazione civica, competenza delle genti di origine iberica che abitavano nel Castello. Le appendici, nel corso del XV secolo, istituirono propri sindacati e, nel 1621, per merito del giurista Armanyach, sancirono con le Nuove Costituzioni , nelle quali si tutelava la borghesia nella sua attività amministrativa,l’autonomia del governo centrale.

Sassari. Lo statuto sassarese è datato 1331. Il consiglio civico lamentava costantemente una condizione di emarginazione dal punto di vista economico: i mercanti preferivano fare scalo ad Alghero piuttosto che a Porto Torres. Verso la fine del XV secolo, la città conobbe una certa ripresa economica, purtroppo vanificata dalle carestie e dalla pestilenza del secolo successivo.

Iglesias. Lo statuto di epoca pisana, detto Breve, venne confermato dagli aragonesi nel 1327. La vera ricchezza della città, l’attività estrattiva, veniva trascurata in favore di quella agricola. Varie richieste vennero fatte per uno sbocco a mare. Proteste suscitava la dipendenza della diocesi da quella di Cagliari, da cui riuscì a staccarsi soltanto nel 1763, sotto il governo sabaudo.

Oristano. Divenne città regia nel 1479. Un periodo difficile, dopo la guerra tra il Regno di Sardegna e il Giudicato di Arborea, di cui era capitale,  durata dal 1353 al 1410, che causò lo spopolamento della città a favore dei territori feudali. Anche il XVII secolo fu un periodo duro per la crisi della produzione cerealicola, le pestilenze e gli attacchi barbarici.

Alghero. Lo statuto risale al 1503. La conquista catalano-aragonese segnò la cacciata dei sardi residenti e il conseguente ripopolamento da parte dei catalani. La presenza del porto ne determinò lo sviluppo, a discapito di Bosa, Oristano e Sassari.

Bosa. Il suo stato di città regia conobbe diverse fasi. Proclamata nel 1421, rimase di fatto un feudo sino al 1563, anno della conferma definitiva. Nonostante l’ottima posizione geografica non divenne mai una potenza mercantile.

Castel Aragonese. L’anno 1448 segnò la proclamazione come città regia e portò anche il nuovo nome, mutuato da Castel Genovese. L’attuale Castelsardo aveva un’importanza esclusivamente  strategico - militare che le derivava dall’ottima posizione strategica. Ne risentì la crescita economica, che rimase molto limitata. Di frequente chiese gli stessi privilegi delle città di Cagliari e Sassari.