STUDIO GALLUS

COORDINATORE ARCH.G.B. GALLUS

 

LA CITTA' DI ELEONORA

 

ORISTANO, NEL XIV SECOLO SEDE DEL GIUDICATO DI ARBOREA, DEVE LA SUA FAMA A UNA DONNA

 

    Chi dice Oristano dice Eleonora. Eleonora la Giudicessa: chiamata così perché, costretta da una serie di vicende anche tragiche a succedere al padre e al fratello, per vent’anni, dal 1383 al 1404 (l’anno della sua morte è incerto, si dice l’abbia portata via una delle tante epidemie di peste che s’abbattevano di tempo in tempo sull’isola), guidò il giudicato (cioè il suo territorio indipendente) affrontando in una serie di guerre poco meno che ininterrotta quello che era allora, sotto le insegne di Aragona, il più potente impero del Mediterraneo occidentale.

    In più, verso la fine del Trecento, promulgò un codice di leggi, detto Carta di Logu (che vorrebbe significare qualcosa come “Codice del territorio”), così saggio e, come si direbbe oggi, avanzato che, destinato da lei a regolamentare i rapporti civili e sociali nella sola Arborea - uno spazio che corrispondeva, a occhio e croce, a un quinto, un sesto della Sardegna, tutt’intorno ad Oristano -, nel 1421 fu esteso all’intera isola (fatta eccezione, naturalmente, per le sette città “regie”, che si reggevano con i privilegi che erano stati loro accordati dai re aragonesi) e restò in vigore sino al 1827.

    C’è chi dice, oggi, che Eleonora non fosse un granché, come bellezza, e che proprio per questo aveva tardato a trovare marito, che fu Brancaleone Doria, signore di Castelgenovese, sulla costa settentrionale dell’isola. E chi dice che fu giudice, sì, ma soltanto di “fatto”, nel senso che in realtà si trovò a reggere lo Stato in luogo del figlio ancora troppo giovane per farlo. Tutto questo non scalfisce in nulla l’appartenenza totale di Eleonora all’immaginario “nazionale” dei sardi, che vedono in lei l’inflessibile donna di governo, l’intelligente legislatrice (i signori che danno le leggi al popolo sono intelligenti quando sanno intelligentemente scegliere i giuristi che le scriveranno), soprattutto indomabile guerriera: nella lunga contesa degli Arborensi con i conquistatori aragonesi i sardi non vedono una delle tante risse feudali del tempo ma una specie di guerra di liberazione nazionale, simbolo di un inesausto desiderio di libertà. L’albero diradicato, arme degli Arborea, viene subito dopo, nel sentimento civile dei sardi, dello stemma dei Quattro Mori.

    Oristano è in realtà città abbastanza recente. Sin dopo l’anno Mille il centro più importante era nel grande golfo, l’antica città di Tharros, fondata dai Fenici, ampliata dai Cartaginesi, elevata al rango di porto primario dell’isola dai Romani. Di quella città restano soltanto le vaste rovine, colonne di templi, strade ancora ben lastricate, tracce di acquedotti, ricordi di riti e di miti. La data di nascita di Oristano si può fissare intorno a quel 1070 in cui il vescovo e il signore di Tharros si trasferirono nella nuova città, edificata in parte - racconta la leggenda – col materiale da costruzione portato via dal sito precedente. “Da Tharru portan sa pedra a carru”, dice un’antica canzone oristanese, in ricordo della fila di carri che portò dalle rive del mare alla nuova sede le pietre che servirono a costruire i bei palazzi e le grandi chiese giudicali: nonché, nei secoli d’oro del giudicato, imponenti torri a guardia delle mura. Quella che sopravvive al centro della città, la torre di Mariano, dà un’idea della vastità del sistema di fortificazioni.

    Oristano si presenta al visitatore con tanti biglietti da visita, soprattutto ora che da alcuni anni un’intelligente politica di recupero degli edifici storici le sta restituendo una più viva memoria del passato. A cominciare da quell’Antiquarium Arborense che conserva le testimonianze di Tharros e altri documenti della storia della città; o dalle chiese, dove, accanto a importanti pezzi d’arte come pulpiti e battagli di portali, è venerato nella chiesa di San Francesco il Crocifisso di Nicodemo, un’opera lignea di fine Quattrocento che è stata definita “un capolavoro della scultura gotica europea”. E naturalmente la statua di Eleonora d’Arborea, al centro della piazza dove sbocca il corso principale di Oristano. Neppure la statua è molto bella, però nessuno si azzarderà mai a sostenerlo davanti ad un oristanese verace.